Develer

· Posted by Marco in Interviste · 1 Comment

Cari amici, durante l'ultima edizione di Better Software ho avuto l'occasione di conoscere Simone Zinanni, uno degli organizzatori della conferenza, nonché amministratore di Develer.

Develer è una azienda di consulenza software ed elettronica basata a Firenze. Guardando il portfolio sul loro sito si nota un invidiabile livello di preparazione, e parlando con Simone ho capito che la passione e la competenza che caratterizzano il team di Develer hanno radici molto profonde.

Con mio grande piacere Simone ha accettato di parlarci di Develer, Better Software, e PyCon, l'altra conferenza che lo vede tra gli organizzatori.

Giovanni Bajo e Simone Zinanni

MB: Cominciamo da te, Simone: chi sei?

SZ: Ufficialmente sono l'amministratore di Develer ma, come succede in tutte le piccole aziende, ricopro ruoli diversi. Oltre che di amministrazione finanziaria mi occupo di project management, marketing, recruiting e molto altro ancora.

L'unica cosa della quale non mi occupo più è di sviluppo software, nonostante abbia iniziato a programmare alla tenera età di 12 anni.

MB: Come è nata Develer?

SZ: Develer è nata come nascono tante piccole aziende italiane: senza finanziamenti e senza un piano industriale. È nata da alcuni ragazzi che sapevano fare un mestiere e volevano costruire qualcosa che fosse tutta loro. In questo siamo privilegiati, perché chi è appassionato di programmazione può trasformare la propria passione in un lavoro.

MB: Ad oggi dove siete arrivati? E a che cosa puntate per il domani?

SZ: Non so dove saremo tra 5 anni, come 5 anni fa non sapevo dove saremmo stati oggi. Uno degli aspetti più belli di avere una propria attività è che non ti annoi mai: non sai mai quali sfide o opportunità ti si presenteranno domani.

Quando abbiamo fondato l'azienda quasi 10 anni fa eravamo 2 programmatori in ufficio piccolissimo e con pochi clienti. Oggi siamo circa 20 persone, abbiamo un grande ufficio (che inizia di nuovo a starci stretto) e possiamo contare su un parco di una cinquantina di clienti attivi.

MB: Come è composto il team?

SZ: A parte me, il mio socio Giovanni Bajo che è anche il CTO di Develer, un responsabile marketing e due segretarie, gli altri sono tutti programmatori con varie competenze: embedded, desktop, server, web, ecc.

In Develer non ci sono gerarchie ma solo ruoli. Ci sono solo programmatori, team leader e project manager (che si occupano anche degli aspetti commerciali). Queste figure lavorano insieme una affianco all'altra e non una sopra l'altra.

MB: Il portfolio di Develer comprende applicazioni desktop, gestionali, open source, elettronica... Come fate a padroneggiare tante tecnologie diverse?

SZ: Non siamo focalizzati su una tecnologia o su un settore dell'industria, ma ci appassioniamo a quei progetti nei quali possiamo trovare una sfida tecnologica.

Per questo abbiamo all'interno i migliori esperti che siamo riusciti a trovare su progettazione elettronica, sviluppo di firmware, sistemi operativi, software desktop multipiattaforma, servizi server e web. Siamo in grado di rivolgerci a qualsiasi settore industriale... purché non ci venga chiesto di fare qualcosa di banale o noioso! ;-)

MB: Come avviene la selezione dei nuovi talenti?

SZ: Dato che l'unico valore dell'azienda è dato dalla capacità dei suoi collaboratori, diamo grande peso alla selezione del personale: riusciamo ad assumere solo il 5% dei programmatori che ci mandano il CV.

Ai candidati chiediamo anche un pezzo di codice sorgente perché pensiamo che 10 righe di codice parlino più che 100 righe di curriculum.

Se decidiamo di procedere con il colloquio, il candidato dovrà "subire" un colloquio tecnico di 4 ore durante il quale verranno chieste sia nozioni base di programmazione, sia di risolvere algoritmicamente problemi che speriamo non abbia già affrontato.

Molte aziende eseguono anche test attitudinali per valutare le capacità relazionali delle persone, ma noi questo non lo facciamo. Piuttosto cerchiamo di valutare quello che noi chiamiamo scherzosamente "allineamento filosofico", ovvero quanto un candidato si affiaterà col resto del team.

In ogni caso la prima cosa che cerchiamo in un programmatore è la passione per quello che fa. Sviluppare software non è un mestiere come un altro: se non ti piace veramente sarai sempre un programmatore mediocre.

MB: Hai detto che non programmi più: ti piace lo stesso il tuo lavoro?

SZ: Programmare è uno dei mestieri più belli del mondo: è creativo, stimolante, divertente e, allo stesso tempo, utile.

Quando ero agli inizi pensavo che non avrei mai smesso, però poi ho scoperto che soddisfazioni simili a quelle dello sviluppo software si possono ottenere anche in amministrazione, project management, marketing...

MB: Pensi che in futuro Develer venderà prodotti propri?

SZ: Ho visto tanti ragazzi più o meno in gamba che pensavano di avere l'idea di un prodotto che li avrebbe resi ricchi in poco tempo e che sono falliti prima di aver completato il progetto. Noi per fortuna non ci siamo mai fatti tentare dalle opportunità di facile guadagno e abbiamo sempre lavorato a fronte di una commessa firmata da un cliente.

Ora però Develer sta per compiere 10 anni e pensiamo che abbia le spalle abbastanza larghe da rischiare un po' e investire nella creazione di un proprio prodotto.

MB: Ottima notizia! E in che settore vi sentite forti?

SZ: Nello sviluppo di software naturalmente! Come diceva anche Peldi nel suo intervento a Better Software, è meglio cercare un problema che cercare un'idea e noi abbiamo a che fare tutto il giorno con lo sviluppo di software e quindi con i problemi connessi.

MB: Develer è impegnata anche nello sviluppo di BertOS. Cosa è di preciso e a chi è rivolto?

SZ: BertOS è un sistema operativo real time per hardware di piccole dimensioni. È open source, portabile e la sua forza principale è di essere corredato da una miriade di librerie e driver che permettono agli sviluppatori di essere operativi in brevissimo tempo. A pagamento c'è un IDE per velocizzare le operazioni di sviluppo.

È il nostro primo prodotto e, per adesso, lo usiamo internamente ma confidiamo che venga apprezzato e si diffonda tra gli sviluppatori embedded.

Ad oggi viene usato in apparecchi per analisi medica, in dispositivi audio, nella domotica e altro ancora.

MB: Perché degli sviluppatori così pieni di lavoro investono tempo e denaro per mettere in piedi una conferenza come Better Software?

SZ: Perché non c'era. Non c'era una conferenza in Italia che trattasse lo sviluppo di software a 360 gradi dal business al project management, dalla progettazione al marketing.

MB: Sei soddisfatto della formula attuale? Come cambierà nei prossimi anni?

SZ: Better Software ha avuto un successo oltre ogni nostra aspettativa avendo quest'anno più che raddoppiato il numero di partecipanti rispetto alla precedente edizione.

I feedback dei blogger sono stati numerosi e molto positivi. Abbiamo anche ricevuto qualche critica sull'organizzazione, ma ci ha fatto molto piacere perché erano tutte critiche costruttive che ci spronano a fare ancora meglio per l'anno prossimo.

Dobbiamo ancora elaborare i feedback cartacei, ma spero che siano simili a quelli dell'anno scorso.

Spero anche che ai partecipanti sia piaciuto assistere quanto a noi è piaciuto organizzarla. È stata una bellissima esperienza che ci ha messo in contatto con tante realtà veramente interessanti.

Nei prossimi anni vorrei invitare ospiti internazionali, raccontare più storie di successo come quella di Balsamiq e realizzare dei workshop interattivi dividendo i partecipanti in piccoli gruppi.

MB: Avete tutto il nostro sostegno per Better Software! Parlaci anche di PyCon, la conferenza dedicata a Python.

SZ: Esistono PyCon locali negli USA, in Inghilterra, Francia e in diversi altre stati ma fino a 4 anni fa non c'era in Italia. Poi un gruppo di amici pythonisti ha l'idea di realizzare una PyCon anche da noi e decide allora di costituire la Python Italia che è un'associazione senza scopo di lucro per la diffusione del linguaggio nel nostro Paese. Tra i fondatori ci sono diversi develeriani tra cui io e il mio socio Giovanni Bajo e decidiamo quindi di finanziare economicamente la conferenza e soprattutto di occuparci di buona parte dell'organizzazione dell'evento.

In tanti anni di PyCon abbiamo imparato molto sull'organizzazione delle conferenze e abbiamo deciso di realizzarne una nostra: Better Software.

MB: Detto tra noi... sai che non ho mai scritto nemmeno una riga in Python? :-) Ne ho sempre sentito parlare molto bene, e mi sembra che in Italia piaccia tantissimo.

SZ: Credo che Python si affermerà sempre di più. Fra i linguaggi dinamici è quello che fino ad oggi ha dimostrato di essere più general purpose, portabile e accolto dall'industria del software.

In Italia sicuramente la comunità Python è molto attiva a giudicare dalle presenze alla PyCon Italia.

MB: Cosa consigli ad un giovane programmatore che ama il software?

SZ: Cerca lavoro in una piccola azienda "artigianale" dove puoi dare sfogo al tuo talento. Sono rare le grandi aziende italiane nelle quali potersi veramente esprimere, crescere professionalmente e trovare soddisfazione per ciò che si sa fare. E se non trovi un'azienda che ti piace, fondane una!

MB: Secondo te c'è un grande spazio per una nuova startup che si occupa di...?

SZ: Appena lo scopro la faccio! ;-) A parte gli scherzi, vale sempre la regola di scovare un'esigenza e poi proporre una soluzione software. Credo sia inutile passare le giornate a pensare alla prossima idea rivoluzionaria, chi ha fondato una startup di successo in genere lo ha fatto imbattendosi in un problema, scoprendo che anche altri avevano quello stesso problema e che erano disposti a pagare chiunque gli offrisse una soluzione.

Mille grazie a Simone per la sua gentilezza e simpatia.

La storia di Develer testimonia ancora una volta come sia possibile costruire una solida realtà partendo da ciò che si sa fare meglio. E per noi programmatori è vero in modo particolare.

Lavori in una software house e pensi di avere qualcosa di interessante da raccontare? Contattami!

A presto
Marco

Comments (1)

  1. Ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Simone durante Better Software e quello che traspare dall’intervista è la stessa impressione che ho avuto parlandogli: una persona con le idee chiare.

    Quello che mi dispiace è non aver trovato cinque minuti per parlare con Marco. Sarà per la prossima.

    A presto,
    Roberto

    [Marco: ciao Roberto, mi fa piacere che l'intervista rispecchi la tua impressione dal vivo. Il mio indirizzo mail è marco@balsamiq.com]

    roberto

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